venerdì 23 giugno 2017

Osservatorio sugli EAP alle fiere del libro – Salone di Torino

Prosegue l’indagine di Scrittori in causa sulla presenza degli editori a pagamento alle fiere del libro italiane. Questo osservatorio ha l’intento da una parte di quantificare e confrontare la presenza alle fiere degli editori che praticano la pessima prassi di mettere le spese di pubblicazione sulle spalle degli autori (dei quali si accaparrano anche i diritti sulle opere per tot anni), ma anche di incoraggiare le fiere a alzare il proprio livello culturare e etico, dando spazio solo a editori che NON adottano questa prassi che, oltre che contraria all’art. 118 della Legge sul Diritto d’Autore 633/1941, è un autogol per gli autori, che in pratica in questo modo pagano per lavorare, e un danno per l’editoria tutta, perché editori che selezionano chi pubblicare in base al fatto che pagano e non secondo criteri di qualità, contribuiscono a svuotare e delegittimare il ruolo di soggetto culturale dell’editore e ad abbassare il livello dell’editoria italiana tutta.

Oggi presentiamo il calcolo percentuale di EAP (che comprendono sia gli editori a pagamento puri che gli editori doppio binario, che cioè a volte fanno pagare gli autori e a volte no) sul totale degli espositori presenti al Salone del libro di Torino 2017, ecco quanto è emerso:

Salone del Libro di Torino 2017
Su 768 espositori
EAP e DB 55
Incidenza percentuale 7,16% sul totale

Ed ecco un confronto con gli altri due festival nazionali del 2017, in ordine crescente di incidenza percentuale degli EAP presenti in fiera:


Milano Tempo di Libri
Su 550 espositori 34 EAP, incidenza percentuale 6,18%

Salone del Libro di Torino
Su 768 espositori 56 EAP, incidenza percentuale 7,16%

Firenze Libro Aperto 2017
Su 148 espositori 13 EAP, incidenza percentuale 8,78%

Da questo confronto rileviamo come al Salone del Libro di Torino rispetto a Milano Tempo di Libri (alla sua 1^ edizione) la presenza proporzionale di EAP sia maggiore, probabilmente grazie alla lunga tradizione e al prestigio (trentennali) del Salone, tradizione e prestigio della cui luce riflessa gli EAP si ammantano solo presenziando come stand al Lingotto, e esibendo le proprie pubblicazioni ai lettori ignari delle prassi di sfruttamento degli autori che stanno alla base di tali pubblicazioni. D’altro canto va rilevato come il festival Firenze Libro Aperto presenta la percentuale più preoccupante, tanto più su un numero estremamente più esiguo di espositori. Crediamo che questo sia dovuto in parte ai bassi prezzi di affitto degli stand con cui questo festival ha inaugurato la sua prima edizione, anche perché gli EAP rispondono notoriamente più a variabili economiche che culturali o di altro genere.


Attendiamo a questo punto dicembre per conoscere l'incidenza percentuale di EAP presso un'altra delle maggiori fiere del libro italiane: Più Libri Più Liberi, fiera della piccola e media editoria, che da sempre rappresenta uno dei più evidenti conflitti di interesse dell'editoria italiana: Enrico Iacometti, fondatore e organizzatore della fiera, già presidente del gruppo Piccoli Editori dell'AIE, è un EAP doppio binario con le case editrici Sovera e Armando, e questo nonostante lo statuto dell'AIE (che patrocina la fiera) preveda come condizione per l'iscrizione all'AIE che gli editori sostengano a proprie spese l'impresa editoriale, dunque certo NON a spese degli autori.

Ma ecco qui di seguito nel dettaglio gli EAP presenti al Salone del Libro di Torino 2017, non li dividiamo in EAP puri ed EAP doppio binario perché si tratta comunque di editori che (solo in alcuni casi o sempre) di fatto adottano la prassi di far pagare gli autori, o sotto la forma del contributo diretto alla pubblicazione o attraverso l'impegno contrattuale all'acquisto di un numero minimo di copie:


LA PICCOLA EDITRICE
ALBATROS EDIZIONI
ANANKE LAB
BESA EDITRICE
BOOKSPRINT EDIZIONI
CAMPANOTTO EDITORE
CARAVAGGIO EDITORE
CASAGRANDE EDIZIONI
IL CASTELLO EDITORE
CSA EDITRICE
DI MARSICO LIBRI
EDIZIONI CLANDESTINE
EDIZIONI DELL'ORSO
EEE - EDIZIONI ESORDIENTI E-BOOK
ELENA MOREA EDITORE DI T.R.A.
FALCO EDITORE
GENESI EDITRICE
GIUNTINA
GRAPHOT
GRECO&GRECO EDITORI
GREMESE
VERTIGO EDIZIONI
EUROPA EDIZIONI
GRUPPO EDITORIALE BONANNO
HISTORICA
IBISKOS ULIVIERI
INFINITO EDIZIONI
EDIZIONI JOKER
CASA EDITRICE KIMERIK
LA BANCARELLA EDITRICE
LAPIS
LA VITA FELICE
LEONE EDITORE
MACRO GRUPPO EDITORIALE
MANNI
MAROTTA E CAFIERO
MIDGARD EDITRICE 
MIMESIS EDIZIONI 
MISO EDITORE
NEMAPRESS
NEOS EDIZIONI
LE PARCHE EDIZIONI
PAOLA CARAMELLA
PASSIGLI EDITORI
EDIZIONI PENDRAGON
PROSPETTIVA EDITRICE
ROBIN
LA RONDINE EDIZIONI
RUBBETTINO EDITORE
SCHENA EDITORE
SILLABE DI SALE EDITORE
STILO
TEKE
VENTISEI LETTERE
WLM EDIZIONI DI WALTER MANZONI

Le fonti a cui abbiamo attinto per individuare i suddetti editori come EAP puri o EAP doppio binario sono: Writer's Dream, Lipperatura, Software Paradiso e l'archivio contratti di Scrittori in Causa.

venerdì 12 maggio 2017

Lettera di un’autrice a un editore a pagamento

Pubblichiamo l’esemplare lettera di Laura L.C. Allori, un’autrice che ha risposto a un editore a pagamento che le ha proposto la pubblicazione ponendo come condizione l’acquisto di 70 copie del libro.

Ringraziamo l’autrice per averci permesso di pubblicare il testo della lettera e ci auguriamo che sia di esempio a tanti autori, esordienti o meno, che pur di vedere il proprio nome sulla copertina di un libro sono disposti a pubblicare a condizioni umilianti come quella di pagare editori senza scrupoli per cedere i diritti di sfruttamento commerciale del proprio lavoro.
Buona lettura.

Spett. editore,
ieri ho ricevuto la vostra proposta di contratto e sono spiacente ma non posso accettarla. Penso già sappiate che l'acquisto di copie da parte dell'autore va contro la legge del diritto d'autore che definisce il contratto di edizione come «Il contratto con il quale l'autore concede ad un editore l'esercizio del diritto di pubblicare per le stampe, PER CONTO E A SPESE DELL'EDITORE STESSO, l'opera dell'ingegno» (art. 118 Legge sul Diritto d'Autore 633/1941), e che il lavoro dell'autore è scrivere e cedere all'editore i diritti di commercializzare il suo lavoro, ovvero, per legge le spese di pubblicazione devono essere esclusivamente a carico dell'editore.
Già una volta qualcuno rispose a questa mia obiezione indicando che la casa editrice "ha delle spese" e facendomi un elenco delle stesse, che altro non erano che le spese di gestione di una casa editrice, partite di spesa tipiche di quel tipo d’impresa. Ma qualunque azienda commerciale ha delle spese, pure una fabbrica, ma non credo che la FIAT chieda al progettista della nuova Panda un contributo per le auto che andrà a produrre perché deve pagare gli operai, i materiali e la pubblicità. Nemmeno credo gli chieda di comprarsi 70 Panda più 10 in omaggio. Perdonate il paragone, capisco possa risultare un po' grottesco ma confido nel vostro senso dell'umorismo e che possiate capire quanto sia umiliante per un autore sentirsi chiedere del denaro per il frutto del proprio lavoro e della propria arte. Questo non fa bene alla letteratura e né all'editoria che rimane ferma a centinaia di contratti da «70 copie 1000 euro» di tanti scrittori scadenti e "convinti", di cui magari pure io faccio parte, ma voglio credere di no. Di sicuro accettando il vostro contratto mi sentirei una scrittrice scadente che ha pagato per essere tale.
Altri punti che non mi tornano sono:

- Non ho visto nel contratto, forse mi è sfuggito, tra i vari servizi quello che più mi premeva, ovvero il servizio di correzione bozze ed editing. Mi sembra che i servizi offerti, siano tutte cose che posso farmi benissimo da sola sui social network.

- Perché su 150 copie di tiratura, 100 le mettete sul mio groppone e solo 50 per "le richieste"? Quindi il mio libro se non sono io ad andare in libreria a farmi ridere in faccia cercando un "conto vendite" (che non mi concederanno mai in quanto privato e non appoggiata da un distributore), non si vedrà mai su di uno scaffale che non sia virtuale? Cosa mi cambia dunque dal pubblicare con voi al self publishing?

Non vi faccio perdere altro tempo, se siete disposti a credere nel mio libro io sono disposta a pubblicare con voi senza esborso di denaro in nessuna forma (senza accollarmi tomi che non saprei come vendere) e con una percentuale di guadagno dignitosa per un lavoro d'intelletto, altrimenti, vi auguro buon proseguimento e vi porgo i miei cordiali saluti.
Laura L.C. Allori

martedì 2 maggio 2017

Esordio letterario: la parola agli editor

Spesso ci scrivono aspiranti scrittori chiedendoci consigli concreti per ottenere un esordio letterario dignitoso, in molti giustamente aborrono l'idea di cedere alle false lusinghe dell'editoria a pagamento pur rilevando l'estrema difficoltà di farsi leggere e pubblicare da editori realmente visibili sul mercato editoriale, ma in molti purtroppo considerano ancora l'editoria a pagamento l'unico modo per farsi pubblicare, solitamente giustificando il totale autogol di pagare per pubblicare con la solfa che "tanto i grandi editori pubblicano solo i raccomandati o i volti della tv".

Per rispondere ai primi e sperare di scoraggiare definitivamente i secondi dall'autolesionismo dell'EAP, vi segnaliamo un ottimo e interessante articolo pubblicato su Vice da Vanni Santoni, scrittore e editor della fortunatissima collana di narrativa dell'editore Tunué. L'articolo riporta il punto di vista, l'esperienza e le riflessioni di sei dei più importanti editor italiani:

Carlo Carabba - Editor narrativa italiana Mondadori

Antonio Franchini - Direttore editoriale Giunti 

Luigi Brioschi - Direttore editoriale Guanda

Gianluca Foglia - Direttore editoriale Feltrinelli

Nicola Lagioia - Editor narrativa Minimum fax

Paolo Repetti - Direttore editoriale Einaudi Stile Libero

Consigliamo VIVAMENTE a tutti gli aspiranti scrittori che desiderano avere un quadro realistico e aggiornato della situazione dell'esordio letterario in Italia di leggere e rileggere questo articolo, di cui riportiamo l'incipit.
Buona lettura:


Che cos'è la "bolla degli esordienti", perché è scoppiata e come ha cambiato la nostra letteratura: ne abbiamo parlato con sei dei più importanti editor italiani. 
 
Di Vanni Santoni

Da quando mi sono ritrovato a dirigere una collana di narrativa distintasi negli anni anzitutto per lo scouting e la scoperta di nuovi autori, mi sono interessato con sempre maggiore attenzione alla questione dell'esordio: una collana, del resto, più che dalle intenzioni di chi la cura, prende la propria identità dai primi libri che pubblica.

Capita però un giorno, durante una presentazione della collana presso una scuola di scrittura ed editoria, che una ragazza del pubblico alzi la mano e mi dica, "Sicuro che dieci anni fa i vari Barison, Labbate, Bernardi, li avresti presi tutti tu?" Era una domanda interessante, che onestà intellettuale imponeva di prendere sul serio. Alcuni dei nove romanzi pubblicati fino a quel momento non erano invisibili: avevano vinto o ricevuto menzioni a premi per esordienti, erano rappresentati da agenti di peso o giungevano comunque da autori che avevano scritto racconti su riviste letterarie lette dagli addetti.

È naturale che la fede nel proprio lavoro porti a darsi ogni merito, ma io stesso avevo notato una tendenza generale del campo editoriale, che quella domanda in qualche modo rimarcava: se prima le cosiddette major lanciavano esordienti con una certa facilità, adesso si facevano sempre più scrupoli, al punto che un libro evidentemente eccellente e già piuttosto compiuto come Dalle rovine di Luciano Funetta era stato rifiutato da una ventina di case editrici prima di arrivare da noi.

Che il decennio da poco trascorso, quello in cui mi ero formato prima come autore e poi come editor, e che quindi era la mia "acqua", fosse in realtà un'anomalia? Che avessimo appena vissuto una sorta di "bolla degli esordienti"? Una bolla che adesso era esplosa, facendo tornare la funzione di ricerca e sviluppo ai piccoli editori e rendendo nuovamente molto difficile l'esordio con una major? C'era un solo modo per appurarlo: chiedere a chi c'era da prima di me...





giovedì 20 aprile 2017

Osservatorio sugli EAP alle fiere del libro – Tempo di Libri


In questi giorni si sta svolgendo a Milano la prima edizione di Tempo di Libri – Fiera dell’editoria italiana, nuovo appuntamento fieristico nazionale dedicato al libro e alla lettura, ideato e realizzato da La Fabbrica del Libro (società creata da AIE – Associazione Italiana Editori e Fiera Milano).

Con l’occasione Scrittori in Causa inaugura un Osservatorio sugli EAP alle fiere del libro: ogni volta che in Italia si svolgerà una fiera nazionale del libro e dell’editoria (Salone di Torino, Più Libri Più Liberi, ecc) riporteremo il numero di editori a pagamento e doppio binario presenti con lo stand in fiera confrontato col numero complessivo degli espositori e ne calcoleremo l'incidenza percentuale, non solo per quantificare periodicamente la presenza dell’Editoria A Pagamento alle fiere, ma anche per auspicare che a un certo punto si imponga finalmente l’idea che una fiera del libro che si rispetti dovrebbe tenere fuori editori che ancora adottano la prassi vergognosa di farsi pagare dagli autori che al contempo gli cedono i diritti sulle proprie opere, che non solo è un controsenso, un po’ come pagare per lavorare, ma anche in contrasto con l’art. 118 della legge sul diritto d’autore 633/1941 che definisce il contratto di edizione come «Il contratto con il quale l'autore concede ad un editore l'esercizio del diritto di pubblicare per le stampe, PER CONTO E A SPESE DELL'EDITORE STESSO, l'opera dell'ingegno»

Siamo consapevoli del fatto che essendo le maggiori fiere del libro italiane curate, patrocinate e/o organizzate dall’AIE (Associazione Italiana Editori), sarà molto difficile tenere fuori gli editori a pagamento a causa del palese e mai risolto conflitto di interessi della più importante associazione italiana di editori: pur prevedendo nel proprio statuto (art. 4.2) che le case editrici per associarsi all’AIE devono provvedere “con attività continuativa alla pubblicazione per proprio conto e a proprie spese di opere dell’ingegno”, tra le case editrici associate all’AIE ne risultano diverse a pagamento o doppio binario (sarebbe molto interessante poter accedere sul sito dell'AIE alla lista completa degli editori associati per quantificare l'incidenza di EAP sul totale dei soci AIE, peccato che questa informazione sul sito sia riservata ai soci).


L’esempio più clamoroso è probabilmente Enrico Iacometti, ex presidente del Gruppo Piccoli Editori dell’AIE e fondatore della fiera della piccola e media editoria di Roma Più Libri Più Liberi, fondatore e titolare nell’ordine di due note case editrici a pagamento (fonte lista Writer’s Dream –Lipperatura): Sovera Edizioni (oggi diretta dai figli) e Armando Editore (diretta da Iacometti medesimo). Ma è solo la punta dell’iceberg di una realtà probabilmente molto più vasta, tollerata come se niente fosse dall’AIE nonostante per statuto (l’art. 4.2 che riprende chiaramente l’art. 118 della legge sul diritto d’autore) dovrebbe accettare tra i suoi soci solo editori che pubblicano A PROPRIE SPESE.


Marco Polillo, ex presidente dell’AIE, si era pronunciato, seppure solo a parole, sostenendo che l’editoria a pagamento non è editoria, e dichiarandosi contrarissimo a questa prassi, tuttavia alle parole non è mai seguito un impegno concreto, e nel frattempo è stato sostituito alla presidenza da Federico Motta, al quale ci rivolgiamo per chiedere non solo un’assunzione di responsabilità dell’AIE circa il rispetto di quanto previsto dal proprio statuto, ma anche una concreta e fattiva presa di posizione contro l’editoria a pagamento, a cominciare dalle fiere del libro che organizza, non solo perché in contrasto con la legge e con lo statuto dell’AIE, ma anche perché l’editoria a pagamento danneggia tutti:

- gli autori, che non essendoci chiarezza sulla questione continuano a pensare che pagare chi si prende i diritti sul loro lavoro sia normale;

- i lettori, che hanno diritto di sapere che gli autori che leggono e che amano sono rispettati dai propri editori e che i soldi che spendono per il libro finiscono anche all’autore;

- l’editoria stessa, perché l’editore che pubblica chi paga e non fa selezione abdica completamente al proprio ruolo di soggetto culturale, intasando il mercato editoriale di prodotti di scarsa qualità e abbassando il livello delle pubblicazioni;

- le fiere del libro, che al posto degli editori a pagamento darebbero spazio finalmente solo a editori che come minimo rispettano la legge italiana sul diritto d’autore e le regole dell’AIE stessa, evitando ai frequentatori delle fiere di scambiare per professionisti seri quegli editori che invece lucrano sugli autori.

Fatta questa importante premessa, ecco i numeri e di seguito tutti i dettagli sugli editori a pagamento e doppio binario (che cioè in alcuni casi chiedono agli autori di pagare e in altri no, e dunque adottano comunque questa prassi) presenti come espositori a Milano in questi giorni:

Tempo di Libri 2017:

Su 550 espositori 
gli editori a pagamento e doppio binario sono 33
l’incidenza percentuale è del 6% sul totale
poco più di 1 EAP su 20 espositori


Gli EAP a Tempo di Libri nel dettaglio:

A pagamento (14)

Altromondo Editore (fonte WD-Lipperatura)

Besa Editrice (fonte WD-Lipperatura)

Caosfera (fonte WD-Lipperatura + Software Paradiso)

Kimerik (fonte WD-Lipperatura + Software Paradiso)

Divina Follia (fonte Scrittori in Causa)

Polistampa (fonte WD-Lipperatura)

Sabinae (fonte WD-Lipperatura)

Greco e Greco (fonte Software Paradiso)

La Vita Felice (fonte WD-Lipperatura)

Libero di Scrivere (fonte WD-Lipperatura)

Mimesis (fonte WD-Lipperatura)

Momenti (fonte Software Paradiso)

Morlacchi (fonte Software Paradiso)

Nemapress (fonte WD-Lipperatura)



Doppio Binario (19)

Anterem Edizioni (fonte WD-Lipperatura)

Bookspirint (fonte WD-Lipperatura)

Casagrande (fonte WD-Lipperatura)

Csa Editrice (fonte WD-Lipperatura)

Damocle Edizioni (fonte WD-Lipperatura)

Pendragon (fonte WD-Lipperatura)

Progetto Cultura (fonte WD-Lipperatura)

La Giuntina (fonte WD-Lipperatura)

Historica (fonte WD-Lipperatura)

Il Cerchio (fonte WD-Lipperatura)

Leone Editore (fonte WD-Lipperatura)

Macro Edizioni (fonte WD-Lipperatura)

Milena Edizioni (fonte WD-Lipperatura)

Panda Edizioni (fonte WD-Lipperatura)


Prospero Editore (fonte WD-Lipperatura)

Prospettiva Editrice (fonte WD-Lipperatura)

Pungitopo Editrice (fonte WD-Lipperatura)

Schena Editore (fonte WD-Lipperatura)

Teke Editori (fonte WD-Lipperatura)

Avendo già calcolato lo scorso febbraio la quantità di editori a pagamento presenti come espositori alla prima edizione della fiera del libro Firenze Libro Aperto, è già possibile fare un confronto:

Milano Tempo di Libri 2017 – Su 550 espositori 33 EAP, incidenza percentuale 6%

Firenze Libro Aperto 2017 – Su 148 espositori 13 EAP, incidenza percentuale 8,78%

In proporzione dunque la fiera del libro di Firenze effettivamente presentava un numero di EAP maggiore della media (pur stando per ora al solo dato di confronto con Tempo di Libri), giustificando dunque le numerose critiche che sono state sollevate in quell’occasione proprio circa la presenza eccessiva anche solo “a occhio” degli EAP.

Attendiamo dunque l’imminente Salone del libro di Torino per calcolare la presenza di EAP e aggiungere al confronto l’incidenza percentuale degli EAP presenti in fiera a Torino.

Tutto questo nella speranza di poter dire un giorno che anche alle più importanti fiere nazionali del libro non c'è spazio per gli EAP, perché chiedere che le fiere del libro escludano l'editoria a pagamento non è utopico, se si pensa che ci sono già stati dei precedenti: la fiera Codice A Sbarre a Firenze, il FLEP - Festival delle letterature popolari a Roma, e la fiera Liberi Sulla Carta a Farfa, tutte manifestazioni che hanno stabilito e osservato la regola di non affittare gli spazi espositivi a editori a pagamento. Ottimi segnali dunque, dalle fiere del libro indipendenti.

Ci si augura a questo punto che altre fiere, e sempre di più, seguano la strada aperta da Codice A Sbarre, dal FLEP e da Liberi Sulla Carta, e contribuiscano a stabilire una volta per tutte delle regole per sostenere un'editoria etica che rispetta il ruolo e il lavoro dell'autore e che rivendica e onora il proprio ruolo di soggetto culturale.

Per dire basta all'editoria a pagamento, cominciamo a escluderla dalle fiere del libro.

Carolina Cutolo

domenica 12 febbraio 2017

Firenze Libro Aperto e editoria a pagamento

A breve si svolgerà a Firenze la prima edizione del festival Firenze Libro Aperto, sul quale stanno emergendo alcune perplessità e critiche circa la collaborazione del festival con editori a pagamento (vedi foto a destra: intervista a Federico Di Vita su La Repubblica Firenze), e sul regolamento di un concorso letterario del festival che viola la legge sul diritto d’autore (come vedremo più avanti). 
Su queste perplessità e critiche però i responsabili, tra cui alcuni dei soci fondatori di Porto Seguro Editore, non danno risposte chiare, mentre l’ufficio stampa dell’evento cancella dalla sua pagina Facebook commenti pubblici in cui vengono espresse critiche o dubbi.


venerdì 9 settembre 2016

Fondo PSMSAD per gli scrittori: un'opportunità

Le attività del Fondo PSMSAD (Pittori, Scultori, Musicisti, Scrittori e Autori Drammatici), gestito precedentemente dall'Enpals e ora trasferito alla gestione dell'INPS, consistono in riconoscimenti, sostegni e incentivi per lo svolgimento dell’attività artistica professionale e in provvidenze economiche a sostegno di eccezionali stati di necessità degli iscritti.
Si tratta di un'importante opportunità di cui pochi sono a conoscenza e che va invece diffusa il più possibile perché questi fondi destinati agli scrittori non restino inutilizzati ma vengano investiti per sostenere gli scrittori e le loro attività e manifestazioni legate alla scrittura.

Per uno studio più approfondito del bando vi rimandiamo alla relativa pagina sul sito dell'INPS, qui di seguito intanto alcune informazioni di base per capire come funziona.

ISCRIZIONE
L’iscrizione al Fondo PSMSAD non è automatica, pertanto per accedere e poter fare richiesta dei finanziamenti bisogna presentare domanda di iscrizione attraverso il modulo disponibile on line sul sito dell'INPS. Per iscriversi è necessario essere cittadini italiani o cittadini di Stati appartenenti all’Unione Europea che esercitino in forma prevalente e con continuità le attività scrittore.
L’iscrizione al Fondo ha validità annuale, il costo è di 60 euro di iscrizione una tatum + 60 euro di quota associativa annuale.

RICHIESTA FINANZIAMENTO
Per presentare richiesta di finanziamento è necessario essere iscritti al Fondo PSMSAD da almeno 6 mesi ed essere in regola con il pagamento dei contributi annuali. I moduli per presentare richiesta di finanziamento si trovano sempre sul sito dell'INPS.


Le prestazioni che possono essere richieste sono:

a) contributo e/o patrocinio a manifestazioni;
b) premi di incoraggiamento o operosità; provvidenze economiche;
d) contributo per promuovere manifestazioni artistiche interdisciplinari;
e) contributo e/o patrocinio realizzazione attività editoriale.

Tutte le altre informazioni (dove indirizzare le richieste, documenti da allegare, tempistiche, limiti economici, ecc), si trovano sempre sul sito dell'INPS.

martedì 26 luglio 2016

Pubblicare non è un diritto

Editoriale di Carolina Cutolo per Mangialibri:

"In quasi sette anni di consulenze legali per il blog Scrittori in causa, lo scoglio più difficile con cui mi sono scontrata non sono gli editori cialtroni o mascalzoni. Con loro è abbastanza facile destreggiarsi: i primi non sanno neanche stilare contratti a norma di legge e mi regalano spesso chicche di rara idiozia grazie alle quali metterli con le spalle al muro; i secondi invece sono guidati da una presunzione e da una spocchia tali da renderli del tutto impreparati di fronte a un autore che ha alle spalle qualcuno che conosce bene la legge sul diritto d’autore e il Codice Civile in materia di contratti.
No. La principale difficoltà che incontro nell’assistere gli autori sono gli autori stessi. Ecco solo alcuni dei motivi...".

Continua a leggere su Mangialibri:

http://www.mangialibri.com/pubblicare-non-%C3%A8-un-diritto

mercoledì 14 ottobre 2015

Il canto del cigno dell'editoria a pagamento

Finalmente, dopo anni di informazione e di battaglie all’editoria a pagamento, sta cominciando a passare il concetto che un editore che chiede soldi agli autori sotto qualunque forma, accaparrandosi al contempo i diritti sulle opere, non solo agisce in contrasto con la legge sul diritto d’autore (vedi art. 118 legge 633/1941), non solo propone agli autori accordi contrattuali contrari al minimo buonsenso, ma è anche sinonimo di danno, per l’autore e per il suo lavoro.

Giungiamo a questa conclusione per due motivi.

Il primo è che sempre più autori ci contattano non più a contratto firmato e contenzioso in corso, ma già fin dalla presentazione di bozze di contratto che contengono passaggi dubbi, clausole sospette, accordi che per gli autori sembrano significare che l’editore sta mettendo il rischio imprenditoriale sulle loro spalle, dunque ci scrivono chiedendoci conferma o smentita di tutto ciò. Questa nuova consapevolezza e prudenza degli autori, questi sacrosanti dubbi, confrontati con la massiccia e compulsiva tendenza a firmare qualunque tipo di contratto e a spendere qualunque tipo di cifra pur di vedersi pubblicati, ci rinfrancano e ci fanno augurare che sia solo l’inizio di un processo che vedrà un giorno tornare l’editoria a pagamento a quella nicchia minuscola che è sempre esistita, e che oggi funge da patetico alibi a questi cialtroni: “Anche i grandi scrittori hanno pubblicato a pagamento, Moravia, Svevo, Proust, Moccia: credi di essere migliore di loro?”.

Il secondo motivo che ci fa pensare che stia cominciando una fase di declino dell’editoria a pagamento, è la recente sofisticazione di molti di questi pseudo-editori nell’inventare formule sempre nuove e sempre più subdole per aggirare autori che evidentemente non ci cascano più con la facilità di prima. Per esempio, non di rado ultimamente ci capita di essere contattati da autori che ci dicono: un editore NON a pagamento mi ha sottoposto questo contratto ma non mi convince, voi cosa ne pensate? Noi leggiamo il contratto, ci troviamo clausole che di fatto mettono il rischio d’impresa sulle spalle degli autori (impegno all’acquisto di copie, pagamento delle royalty solo dopo tot copie vendute, ecc), andiamo sul sito dell’editore e troviamo in bella mostra nella home page frasi come: non siamo editori a pagamento.
Come cantava Corrado Guzzanti: “So’ boni tutti a mettece ‘na scritta, so' bono pure io”.

Per comprendere meglio in che forme ridicole e disperate sono capaci di esprimersi editori a pagamento che cominciano a percepire l’inizio della fine, racconteremo oggi l’esperienza diretta di un autore che ci ha raccontato la sua storia e ci ha autorizzati a utilizzarla per mettere in guardia altri autori da questo tipo di trappola, nella quale ultimamente ci siamo imbattuti talmente spesso che riteniamo utile e rappresentativo raccontarla.

mercoledì 10 giugno 2015

OccuPAY - La verità non è diffamazione

La verità non è diffamazione 

Durante le recenti proteste pubbliche per i mancati pagamenti dei compensi da parte di alcuni editori, non solo gruppi di dipendenti e collaboratori ma anche singoli lavoratori dell’editoria hanno deciso di esporsi a titolo personale dichiarando pubblicamente quali compensi non gli fossero stati liquidati, da quali editori e da quanto tempo. Altri hanno preferito tacere, del tutto legittimamente, perché si tratta di una scelta individuale che dipende da molti fattori (per esempio nel caso di un contenzioso legale in corso si può preferire non inasprire ulteriormente i rapporti in attesa dell’esito di eventuali trattative).

Ma quando per molti editori il ritardo nei pagamenti diventa una modalità di sopravvivenza mettendo sistematicamente il rischio d’impresa sulle spalle di dipendenti e collaboratori (una realtà tutt’altro che marginale che sta finalmente emergendo) dichiarare pubblicamente il nome dell’editore insolvente può essere non solo più incisivo dell’ennesimo inascoltato sollecito di pagamento, ma anche un’azione significativa utile a informare e mettere in guardia altri potenziali dipendenti e collaboratori perché non si fidino di un editore cronicamente insolvente, ed evitino dunque di lavorare per lui se può considerarsi improbabile venire pagati entro i termini stabiliti dal contratto.

Diventa quindi particolarmente cruciale in questo momento una questione che per moltissimi è ancora un dilemma: posso dire pubblicamente che il mio editore non mi paga senza rischiare di essere querelato per diffamazione?

Continua a leggere su OccuPAY

sabato 14 marzo 2015

Niente consulenze su proposte di pubblicazione a spese degli autori

Il numero di richieste di consulenza che riceviamo su bozze di contratto che contemplano un contributo economico da parte dell'autore è ancora, a nostro avviso, allarmante.

Non smette di sorprenderci che, pur con tutta l'informazione disponibile in rete, un autore oggi possa ancora considerare normale cedere i diritti su una propria opera a un editore e al tempo stesso pagarlo, svalutare cioè se stesso e il proprio lavoro fino a questo punto.

Oltretutto - non ci stancheremo mai di ricordarlo - la Legge sul Diritto d'Autore (633/1941) stabilisce che le spese di pubblicazione siano da sostenere interamente da parte dell'editore, e che la parte dell'autore nell'accordo consista esclusivamente nel cedere i diritti sulle proprie opere. L'art. 118 infatti definisce così il contratto di edizione:

«Il contratto con il quale l'autore concede ad un editore
l'esercizio del diritto di pubblicare per le stampe,  
PER CONTO E A SPESE DELL'EDITORE STESSO,
l'opera dell'ingegno».

Come sapete, tutte le persone che lavorano allo sportello legale di Scrittori in Causa, me compresa, lo fanno a titolo completamente gratuito e nel proprio tempo libero. Questo significa che è importante ottimizzare le nostre energie e il nostro tempo investendoli dove davvero il nostro aiuto può fare la differenza.

Riteniamo che un editore capace di aggirare la legge sul diritto d'autore (facendosi cedere i diritti sulle opere e facendosi anche pagare dagli autori) come se fosse una cosa normale, sia un interlocutore professionale scorretto (perché agisce in contrasto con la Legge sul Diritto d'Autore) e inaffidabile (perché se vìola la LDA chissà di cos'altro è capace), dal quale perciò invitiamo tutti gli autori a diffidare a priori.

Quindi, per non sprecare né il nostro tempo né il vostro, NON facciamo consulenze su bozze di contratto che contemplano una spesa per l'autore sotto qualunque forma, che si tratti del classico contributo alle spese di pubblicazione o della forma più subdola dell'impegno contrattuale all'acquisto di copie, né altre analoghe modalità.

Ma le bozze di contratto che non contemplano spese per gli autori non per questo sono invece da accettare e firmare ad occhi chiusi, senza essere discusse, ma anzi possono contenere trappole e svantaggi notevoli per gli autori pur non contemplando richieste di denaro.

Quindi, se un editore vi sottopone una bozza di contratto in cui non vi chiede denaro sotto nessuna forma, scriveteci: vi assisteremo gratuitamente nella trattativa prima della firma per aiutarvi a migliorare il più possibile a vostro favore e a vostra tutela il contratto di edizione prima di firmarlo, oppure vi sconsiglieremo di firmare se l'editore renderà impossibile il raggiungimento di un accordo onesto e dignitoso.

Grazie per l'attenzione
Carolina Cutolo


venerdì 12 dicembre 2014

Riattivazione sportello legale


Sono lieta di annunciare che da oggi è di nuovo attivo il servizio gratuito di consulenze e assistenza legale di Scrittori in Causa.

Di questa bellissima notizia ringrazio la disponibilità e la generosità di Manuela Piemonte (laureata in Lingue con anni di esperienza presso l’ufficio diritti di una grande casa editrice), dell'avv. Fiamma Giuliani e dell’avv. Federico Mastrolilli, che hanno messo a disposizione le loro competenze e il loro tempo gratuitamente per dare continuità al mio lavoro e perché Scrittori in Causa possa riprendere un servizio così utile e importante per chi non può permettersi le salate parcelle di un avvocato.

Questa la divisione dei compiti:
Carolina Cutolo – coordinazione, supervisione, consulenze;
Manuela Piemonte – consulenze su bozze di contratto e assistenza sulla trattativa con l’editore prima della firma;
Avv. Fiamma Giuliani - Avv. Federico Mastrolilli – consulenze su bozze di contratto, su contratti già firmati e su eventuali contenziosi con gli editori.

Le consulenze sono gratuite.
Le donazioni sono e devono essere considerate svincolate dalle consulenze.
Fare una donazione a Scrittori in Causa significa aiutarci a sostenere il progetto e lo sportello legale.

A tutte le richieste di consulenza e assistenza legale che perverranno all’indirizzo scrittorincausa@gmail.com a partire da oggi, garantiamo una risposta, ma vista la mole e la frequenza con cui le richieste ci arrivano, è probabile che trascorra qualche giorno dal momento della vostra richiesta senza che riceviate risposta, abbiate fiducia e sappiate che stiamo procedendo secondo l’ordine con cui le richieste ci arrivano, e che vi risponderemo non appena possibile.

Ringrazio personalmente Manuela Piemonte, Fiamma Giuliani e Federico Mastrolilli per aver messo a disposizione gratuitamente il loro tempo e le loro competenze per continuare a far vivere questo progetto. È veramente rinfrancante sapere che ci sono persone che vogliono dedicarsi gratuitamente a una causa che credono giusta, attraverso un servizio realmente utile come quello di assistere legalmente chi non può permettersi un avvocato.

E rinnovo l’invito a quanti abbiano le giuste competenze e desiderino, come Manuela Piemonte, Fiamma Giuliani e Federico Mastrolilli, far parte del team di Scrittori in Causa e dedicare un po’ del loro tempo come volontari per lo sportello legale, a contattarmi (carolina.cutolo@gmail.com), perché quanti più siamo a rispondere alle richieste di consulenza, quanto meno la mole di lavoro pesa sul tempo libero di ciascuno di noi, e quanto più velocemente ed efficacemente lo sportello legale di Scrittori in Causa funzionerà per i moltissimi autori che si rivolgono a noi ogni giorno.

Per le consulenze potete scrivere a – scrittorincausa@gmail.com
Per collaborare con noi – carolina.cutolo@gmail.com

Grazie a tutti
Carolina Cutolo

domenica 14 settembre 2014

Sospensione del servizio

Nel corso degli ultimi anni le richieste di assitenza legale e consulenze che arrivano ogni giorno a Scrittori in Causa sono aumentate considerevolmente, il che è confortante perché significa che sempre più autori sono consapevoli di avere dei diritti e sanno di avere qualcuno a cui rivolgersi gratuitamente invece di dover pagare un avvocato. In questi anni, non senza difficoltà avendo un lavoro part-time oltre ai lavori legati alla scrittura, ho continuato a portare avanti da sola lo sportello legale, rispondendo e assistendo tutti, nessuno escluso, in tempi brevi e talvolta brevissimi.
Ma negli ultimi mesi non solo le richieste sono ulteriormente aumentate, ma un nuovo lavoro a tempo pieno mi toglie ora anche quel tempo e quelle energie che quotidianamente fino ad oggi ero riuscita a riservare all'assistenza legale di Scrittori in Causa.
Per questi motivi devo arrendermi al fatto che la mole di richieste supera di troppo le mie forze e non sono più in grado di gestire lo sportello legale da sola, di rispondere in tempi ragionevolmente utili, di assistere quotidianamente chi si rivolge a noi come ho sempre fatto. Per questo motivo mi vedo costretta, con grandissimo rammarico, a sospendere questo servizio che da quattro anni, inizialmente insieme a Alessandra Amitrano, Simona Baldanzi e Sergio Nazzaro (co-fondatori del progetto e del sito), porto avanti con gioia e determinazione.
Ho pensato di cercare qualcuno che possa prendere il mio posto, ma mi rendo conto che è veramente difficile trovare qualcuno, competente e pratico di contratti di edizione, legge sul diritto d'autore e Codice Civile, che sia disposto a dedicare gratuitamente (almeno) mezza giornata al giorno a questo progetto di assistenza legale gratuita per gli scrittori.
Tuttavia, se qualcuno avesse le competenze richieste e desiderasse prendere il mio posto, sono disponibile ad assisterlo nella fase iniziale e a supervisionarlo poi, per garantire a chi si rivolgerà a noi la continuità e la professionalità di questo sportello legale esattamente come l'ho gestito e portato avanti io stessa fino a oggi.
Se qualcuno, una o più persone che hanno competenze, tempo e voglia di continuare a far vivere questo progetto, desidera collaborare con me perché l'assistenza di Scrittori in Causa non chiuda definitivamente, può contattarmi al mio indirizzo email (carolina.cutolo@gmail.com), sono disponibile per un ruolo di supervisione, riferimento e coordinazione di un eventuale gruppo di lavoro che garantisca la prosecuzione di questo servizio gratuito così prezioso per chi non può permettersi un avvocato e ha bisogno di assistenza nella trattativa prima della firma di un contratto o in un contenzioso con un editore che non rendiconta, non paga, non rispetta gli impegni contrattuali.

Mi scuso con tutti gli autori che ci hanno richiesto assistenza e che non hanno ancora ricevuto risposta, non era mai successo in quattro anni, se sta succedendo è solo perché davvero la mole di richieste supera di gran lunga le mie forze e non ho più la possibilità concreta di fornire assistenza legale (materia, come si può immaginare, delicatissima) con la necessaria e doverosa attenzione e dedizione.

Per collaborare con Scrittori in Causa e proporvi per rispondere alle richieste di assistenza legale e consulenza scrivetemi qui:

carolina.cutolo@gmail.com

Grazie
Carolina Cutolo



giovedì 20 marzo 2014

Contratti e collaborazioni tra autori e traduttori

Seguiamo da anni l'ottimo lavoro di STRADE - Sindacato Traduttori Editoriali, al quale rimandiamo con fiducia tutti gli autori e i traduttori che si mettono in contatto con noi per questioni (legali e non) riguardanti il delicatissimo lavoro di traduzione, purtroppo decisamente sottovalutato nel nostro paese, al contrario per esempio della Francia, dove i traduttori non solo vengono pagati congruamente per il difficile e cruciale lavoro che svolgono, ma dove esistono anche diverse sovvenzioni e incentivi statali per sostenere e, appunto, incentivare i lavori di traduzione editoriale.

Ebbene, siamo lieti di dare spazio a un importante progetto di STRADE, volto a sviluppare nel modo più fruttuoso e reciprocamente rispettoso i rapporti professionali tra autori e traduttori, una via alternativa al filtro dell'editore. Ultimamente, anche grazie allo sviluppo del print on demand e alle pubblicazioni digitali, l'incontro diretto tra autori e traduttori sta crescendo e sta reclamando nuove formule contrattuali e nuove modalità di collaborazione professionale.

Il documento che segue, redatto dal sindacato STRADE, dopo un'interessante introduzione alla questione, profila tre diverse modalità di collaborazione e di accordo contrattuale tra autori e traduttori.

Vi invitiamo a leggere e, in caso foste interessati a uno dei tre tipi di contratto, a contattare direttamente STRADE a questo indirizzo email: contratti@traduttoristrade.it, per avere copia del modello di contratto che più individua le vostre esigenze.

Buona lettura.


STRADE – Sindacato Traduttori Editoriali

I contratti stipulati direttamente con gli autori



Con il crescere della tecnologia digitale e delle possibilità di auto-pubblicazione cresce anche il numero di autori che decide di sfruttare le proprie opere personalmente, facendo a meno di un editore. Alcuni decidono di gestire in proprio tutti i diritti, altri una parte. Nel nostro paese aumentano gli scrittori che cedono a un editore i diritti per la pubblicazione in lingua italiana ma si riservano il diritto di fare tradurre la propria opera in altre lingue per venderla autonomamente sui mercati internazionali, a partire da quello anglofono.

Tutti questi scrittori hanno la necessità di cercare direttamente un traduttore, ma bisogna distinguere due casi:

1) Lo scrittore intende pubblicare e vendere direttamente la traduzione sul mercato straniero, nel qual caso dovrà far tradurre il libro per intero.

2) Lo scrittore ha comunque intenzione di cercare un editore straniero per pubblicare la traduzione della sua opera ma ritiene che, facendolo in proprio anziché tramite un editore italiano, possa ottenere maggiori guadagni o soddisfazioni. In questo caso non gli servirà la traduzione dell’intera opera ma gli sarà sufficiente chiedere al traduttore di tradurne una parte, realizzare una sinossi e una scheda di presentazione da sottoporre agli editori stranieri.

Naturalmente queste nuove prospettive aprono maggiori opportunità di lavoro per i traduttori che lavorano verso lingue a larga diffusione mondiale. Per esempio sono molti di più gli scrittori italiani che cercano traduttori verso l’inglese, il francese, lo spagnolo ecc. che non gli scrittori stranieri che cercano un traduttore italiano. Tuttavia anche questi ultimi esistono.

giovedì 6 marzo 2014

Scrittori in Causa a Mi Manda Rai Tre

Il 25 febbraio 2014 Carolina Cutolo di Scrittori in Causa ospite della trasmissione Mi Manda Rai Tre per parlare del caso di un autore, Alfredo Maita, che ha pubblicato con un editore a pagamento (che conosciamo, la MGC Edizioni). L'autore, a due anni dalla scadenza del contratto di edizione non ha ancora ricevuto dall'editore un rendiconto di vendita (nonostante l'art. 130 della legge sul Diritto d'Autore preveda l'obbligo annuale di rendicontare il venduto agli autori), inoltre, sempre a due anni dalla scadenza del contratto, nonostante i ripetuti solleciti dell'autore, l'editore continua a vendere il libro non solo su diversi portali di vendita on line, ma anche sul proprio sito internet.

L'intervento di Scrittori in Causa è a partire dal minuto 10:40.



sabato 28 dicembre 2013

Editori a pagamento e supercazzole

L'editoria a pagamento, che mette cioè il rischio imprenditoriale sulle spalle degli autori accaparrandosi al contempo i diritti sulle opere (in palese contrasto con l'art. 118 della legge sul Diritto d'Autore*), si è così diffusa in Italia negli ultimi anni ed è stata talmente criticata, che ha dovuto sviluppare e perfezionare tutta una serie di espedienti per aggirare le accuse e continuare a far pagare gli autori, continuando ad accollargli il rischio d'impresa ma cercando di nascondere la verità, che cioè senza i soldi degli autori non pubblicherebbe libri.

Qualunque imprenditore, in qualunque campo dell'economia, che non sia in grado di sostenere da solo il rischio d'impresa, chiuderebbe i battenti, sarebbe costretto a cambiare mestiere. Nell'editoria no, un numero spropositato di editori continua a campare sulle spalle di autori che, non conoscendo i propri diritti, continuano a pagare per vedersi pubblicati.

Ebbene, prima di svelarvi l'ultima novità, facciamo prima un rapido e sempre utile elenco dei modi con cui fino ad oggi gli editori a pagamento hanno giustificato e nascosto (più o meno palesemente) questa prassi condannata persino da Marco Polillo, Presidente dell'Associazione Italiana Editori: 

Contributo alla pubblicazione
Il primo e più comune espediente: l'editore solitamente lamenta le difficoltà di pubblicare esordienti in un momento di grave crisi per l'editoria, prosegue quindi elogiando il talento dell'autore, le sue doti letterarie, e dichiarando la propria volontà di pubblicarlo in quanto merita di essere letto, salvo poi chiedergli somme che andrebbero a coprire spese quali l'editing, la correzione di bozze, i costi tipografici, l'assegnazione del codice ISBN, la distribuzione, l'ufficio stampa e la promozione (in pratica stando così le cose il vero editore è l'autore), spese che l'editore non è in grado di sostenere da solo, ma non perché si tratta di un imprenditore incapace di ricoprire dignitosamente il suo ruolo professionale, non sia mai: la colpa è tutta della maledetta crisi! 

Condivisione del rischio imprenditoriale
Qui l'editore usa l'espressione "condivisione" in modo palesemente ipocrita: fa passare infatti per reciproca solidarietà una richiesta unilaterale di denaro, fa sentire importante l'autore dicendogli: "diventa anche tu imprenditore, imprenditore di te stesso!", mentre sta cercando di accollargli spese e rischi d'impresa che dovrebbero essere sostenuti solo da lui, perché per legge (sempre art. 118, 633/1941*) il contratto di edizione dovrebbe sancire un accordo in cui la parte dell'autore è cedere i diritti sull'opera per tot anni, quella dell'editore è investire il proprio denaro sulla pubblicazione. 

Impegno contrattuale all'acquisto di copie
Questo stratagemma trasforma in un attimo il rischio in certezza imprenditoriale, ma a spese dell'autore. L'editore infatti, un imprenditore frustrato che non accetta di non avere la sicurezza di un minimo di copie vendute, nonostante proprio il rischio d'impresa sia connaturato al suo ruolo professionale, pretende che l'autore si impegni per contratto ad acquistare 100, 200, a volte anche 300 copie del proprio libro, e a volte si pavoneggia di lasciargliele acquistare con uno sconto del 30%, che poi è più o meno lo sconto per i librai, quindi in sostanza semplicemente l'editore si garantisce la vendita di tot copie solo perché è l'autore ad acquistarle. 

Pagamento delle royalty solo dopo tot copie vendute
Quando vi viene sottoposta una bozza di contratto e c'è scritto che l'editore vi corrisponderà una percentuale sul prezzo di copertina solo dopo 100, 500 o 1000 copie vendute, scappate a gambe levate. Questo infatti è un espediente piuttosto subdolo di farvi pagare senza farvi aprire il portafogli, ma di fatto trattenendo tutti i compensi che vi spetterebbero prima di arrivare al numero di copie vendute stabilito dall'editore. Inoltre questo potrebbe anche essere un modo di non pagarvi mai, perché purtroppo (a causa di quello che forse è il più grande buco nero del sistema editoriale) gli editori godono dell'arbitrarietà totale nello stilare i rendiconti, perché non esiste nessuna forma accessibile di controllo delle rendicontazioni, quindi gli basterebbe non dichiarare mai di aver venduto quel numero di copie per non liquidarvi un euro. Ma anche se l'editore fosse corretto nella rendicontazione, si sa che per un esordiente non è affatto facile vendere anche solo 200 copie, quindi di fatto l'editore sta trattenendo le uniche royalty sicure che andreste a percepire.

Arriviamo dunque all'ultima novità, al più recente perfezionamento dell'arte di nascondersi dietro a un dito di questi pseudo-editori: 

La supercazzola
Ci ha contattati recentemente un autore a cui l'editore Arduino Sacco ha sottoposto un bozza di contratto per pubblicare la sua opera. L'autore però ci diceva di essere piuttosto perplesso perché, in un documento a parte, Arduino Sacco gli chiedeva, come condizione per pubblicarlo, di versare una "quota associativa VOLONTARIA" (maiuscolo mio, ndr). C'è già una contraddizione evidente: l'editore pone come condizione per la pubblicazione il pagamento di una quota associativa volontaria. Sono le parole "condizione" e "volontaria" a fare a cazzotti.

Siamo andati sul sito dell'editore per capire meglio questa discutibile prassi e rilevare se sia quantomeno trasparente, se cioè sia segnalato agli autori che inviano manoscritti che per essere pubblicati dovranno pagare questa quota, e abbiamo trovato in home page questa frase: 

INFORMIAMO I LETTORI CHE L’ASS. CULT. ARDUINO SACCO EDITORE E LE LIBRERIE DELL’AUTORE NON USUFRUISCONO NÈ DI FINANZIAMENTI PUBBLICI NÈ FINANZIAMENTI DA PARTE DEGLI AUTORI.
SI AUTOFINANZIANO CON LA PARTECIPAZIONE DI TUTTI COLORO CHE CONDIVIDONO GLI OBIETTIVI DELL’ASSOCIAZIONE.
(maiuscolo nell'originale, ndr) 

Innanzitutto soffermiamoci su un grande ritorno: l'uso azzardato del termine "condivisione", che ormai dovrebbe essere un campanello d'allarme ogni volta che lo incontriamo. Poi, riguardo al contenuto del comunicato, visto che l'editore sostiene di non usufruire di finanziamenti da parte degli autori ma di autofinanziarsi grazie alla “partecipazione di tutti coloro che condividono gli obbiettivi dell'associazione”, verrebbe da pensare che questa partecipazione riguardi esclusivamente soci sostenitori volontari e che non sia vincolata alla pubblicazione. E invece no, perché l'autore che ci ha contattati ci ha gentilmente inoltrato il famoso documento extra contrattuale in cui Arduino Sacco chiede la famosa "quota associativa volontaria" come condizione per procedere alla pubblicazione, ecco cosa dice il documento: 

L'Autore per ogni singola Opera editata, e solo al momento della fase di stampa e pubblicazione, verserà un “contributo volontario” pari a € 204,00 (duecentoquattro) per iscrizione e destinazione della copertura del Fondo Associativo Volontario – ivi compresa iscrizione e codice libri ISBN.

Sorvolando sull'enigmatico corsivo virgolettato del “contributo volontario”, e continuando a leggere il documento, vediamo che l'editore giustifica il contributo richiesto con una lista di mansioni dell'Associazione che questa spesa "volontaria" andrebbe a coprire, ebbene: nella lista figurano le tipiche spese di pubblicazione che per legge (sempre art. 118-633/1941*) l'editore, e non l'autore, dovrebbe sostenere:
  1. Fondo Associativo Volontario per richiesta e iscrizione numero ISBN INTERNATIONAL e relativo codice a barre;
  2. Fondo Associativo Volontario per visibilità dell'opera presso librerie internazionali e siti internet (librerie on-line);
  3. Fondo Associativo Volontario per regolamentazione e archiviazione del contratto + tasse di gestione e IVA;
  4. Fondo Associativo Volontario per archiviazione dei file definitivi dell'opera editoriale;
  5. Fondo Associativo Volontario per impaginazione dell'Opera;
  6. Fondo Associativo Volontario per Grafica editoriale di copertina;
  7. Fondo Associativo Volontario di gestione;
  8. Fondo Associativo Volontario Eco-sostenibile.

Inoltre alla fine del documento è indicata una spesa definita stavolta FACOLTATIVA (confermando dunque l'obbligatorietà delle spese descritte fino quel momento come volontarie), per la registrazione dell'opera su CD allo scopo di garantire la tutela della proprietà letteraria.

Dunque l'editore in bella vista sulla sua home page dichiara di non accettare finanziamenti da parte degli autori, mentre invece li pretende, visto che di fatto i soldi chiesti agli autori non solo sono posti come condizione per procedere alla pubblicazione di ciascuna opera, ma vanno pure a coprire le spese di pubblicazione. Insomma: con un'ardita supercazzola l'editore cambia solo il nome al contributo dell'autore e lo chiama (in perfetta malafede) VOLONTARIO.

Ma neanche Monicelli. Ci sarebbe da ridere se non fosse per quegli autori che accettano di sborsare 204 euro per ogni libro pensando di non aver pubblicato a pagamento, mentre l'editore intasca il Fondo Associativo Volontario che invece è obbligatorio e mentre, come se non bastasse, utilizza nel contratto di edizione un altro tipico espediente da editore a pagamento: pagare le royalty all'autore solo dopo 200 copie vendute.

Ma d'altronde, praticamente ovunque nel sito nonché nell'appendice al contratto, l'editore dichiara di NON essere un editore a pagamento, di NON prendere finanziamenti dagli autori, e a un certo punto nel sito parla addirittura di una “battaglia” che avrebbe “inesorabilmente sostenuto contro l’editoria a pagamento”: sta scritto su internet, dunque è VERO, verissimo, come se fosse antani. 

AGGIORNAMENTO al 6 aprile 2017

Ci ha contattati l'editore Arduino Sacco informandoci che la formula di pubblicazione qui sopra descritta (l'esborso diretto di 204 euro) non è più in vigore. La formula attuale consiste nel riconoscere agli autori le royalty solo dopo la vendita di 200 copie (come da contratto sul sito dell'editore), e dunque l'esborso c'è lo stesso ma è indiretto, perché l'editore anziché farsi pagare direttamente trattiene, di più, INCASSA i compensi destinati all'autore, tra l'altro gli unici compensi sicuri: quelli sulle prime copie vendute.

Per chi fosse interessato alla replica di Arduino Sacco qui il PDF.

Pertanto facciamo presente all'editore Arduino Sacco che anche se continuano a scrivere ovunque di NON essere editori a pagamento, riconoscere le royalty agli autori solo DOPO aver venduto 200 copie è una formula subdola proprio di editoria a pagamento in cui, anziché chiedere l'esborso diretto agli autori, si incassano i loro compensi. Ma diretto o indiretto che sia, sempre di ESBORSO DEGLI AUTORI si tratta, mentre tutte le spese di pubblicazione, come previsto dall'art. 118* della legge sul diritto d'autore, devono fare capo ESCLUSIVAMENTE all'editore.


Carolina Cutolo


*
L'Art. 118 della Legge sul Diritto d'Autore (633/1941) definisce il contratto di edizione come: «Il contratto con il quale l'autore concede ad un editore l'esercizio del diritto di pubblicare per le stampe, per conto e a spese dell'editore stesso, l'opera dell'ingegno».